Quella valigia piena di sogni

Museo dell’immigrazione di Ellis Island, New York

Appena entrati nel grande palazzo al centro della piccola Ellis Island, di fronte a New York, la prima cosa che ci si trova davanti agli occhi è una lunga, variegata fila di valigie, fagotti e ceste di vimini. L’imponente edificio, in parte restaurato, è ora sede del famoso museo sull’immigrazione, nato dalla volontà di ricostruire la memoria del passaggio per quell’isoletta di più di dodici milioni di individui, di cui buona parte italiani.
L’America ad Ellis Island riconosce di essersi costruita sui sogni e il desiderio di realizzazione di quei “nuovi arrivati” e a quelle storie di forzate partenze e di rocamboleschi arrivi, così uguali eppure così diverse l’una dall’altra, dedica un tributo.
Il grande atrio nel quale le persone appena sbarcate nel nuovo continente si ammassavano in attesa di essere rapidamente visitate e, a giudizio positivo, potersi sottoporre ai successivi controlli, è un’altra delle cose che colpiscono il visitatore e lo catapultano con l’immaginazione a fine ‘800, oppure ai primi decenni del secolo successivo.
Le tante immagini dell’epoca aiutano a ricostruire quei momenti carichi di aspettative, tensioni, desideri. Si sperava con tutte le proprie forze di poter superare tutti i controlli ed essere ammessi ad entrare, come nuovi cittadini, nel nuovo mondo: tanti avevano preparato quel lunghissimo viaggio in nave per anni, lasciandosi alle spalle, al paese, affetti e sacrifici.
Chi fosse interessato a consultare l’archivio pubblico dei nominativi e delle provenienze, può farlo attraverso il sito internet del museo: http://www.ellisisland.org/. Le sorprese potrebbero essere molteplici: tra queste il ritrovare il proprio cognome o quello di amici e parenti associati ai dati di antenati la cui storia di emigrazione ci è stata tramandata, oppure notare quanti uomini e donne si sono mossi anche dalle aree appenniniche alla ricerca di una nuova vita.
E’ davvero interessante e suggestivo notare come i discendenti dei primi immigrati in USA siano diventati i pilastri di una nazione che basa la sua esistenza proprio sulla multietnicità dei propri cittadini.

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ha inteso fare con il progetto “Parco nel Mondo” un vero punto di forza per lo sviluppo sostenibile del territorio proprio a partire dalla profonda ferita dell’emigrazione. La sfida del progetto è stata quella di recuperare i rapporti con coloro che se ne sono andati in passato e trasformare oggi ciò che è stata l’emigrazione, da sempre un punto di debolezza considerando la perdita delle migliori risorse umane di una popolazione, in un concreto e significativo strumento per recuperare contatti e relazioni a livello nazionale ed internazionale attraverso le associazioni e le reti informali degli emigrati che vivono in altre aree d’Italia o all’estero. Con questo spirito i territori dell’Appennino si avvalgono dell’esperienza e delle capacità dei propri Cittadini Affettivi. Facendo leva sulla gente legata alla montagna è possibile recuperare e rafforzare una serie di valori – i valori affettivi, la partecipazione, il senso di identità, il senso di comunità – che costituiscono, nell’insieme, il codice genetico di un Parco Nazionale incardinato sul rapporto natura-cultura. Anche gli Ambasciatori Affettivi costituiscono per “Parco nel Mondo” un punto di riferimento e di forza importante, con il loro intenso impegno, nei rispettivi Paesi, in una costante attività di promozione dei territori di origine, al fine di supportare la valorizzazione delle loro tante ed incredibili risorse.

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